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Silvia Romano criticata per la sua scelta di conversione

“Silvia non è andata in Africa per diventare un’icona, è partita perché era quello che sentiva nel cuore. Penso che, come lei ci siano, tanti ragazzi che si danno da fare per il prossimo e che sono in prima linea per conquistare il mondo che vorrebbero: un mondo diverso e più giusto”.

Le parole del padre della giovane Silvia Romano, Enzo Romano, difendono la figlia che “non è andata in Africa per diventare un’icona”. In un’intervista al Quotidiano nazionale ha deciso di intervenire per preservare la figlia dalle critiche che subito hanno preso piede sul web e non solo. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio frena ogni polemica e scrivendo su Facebook:

Silvia Romano, la volontaria rapita circa 2 anni fa, finalmente è stata liberata

Le polemiche scatenate sul web

Su Facebook non tardano a scatenarsi polemiche e critiche contro la ragazza, le sue scelte di vita e religiose. In particolare, c’è stato un post del vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto Massimo Giorgetti, che ha attirato l’attenzione mediatica e che è stato rimosso poco dopo la pubblicazione. “Se sono contento per la liberazione di Silvia Romano? Per niente. Ora avremo una musulmana in più e quattro milioni di euro in meno. Un affare proprio… E se un operatore della nostra intelligence ci avesse lasciato la pelle, lo Stato quanto avrebbe dato a vedova e orfani?

La conversione di Silvia  

Subito dopo l’arrivo di Romano in Italia si sono diffuse diverse illazioni sul suo conto: che si fosse convertita all’Islam e che fosse incinta. La prima era legata al fatto che la ragazza fosse scesa dall’aereo che da Mogadiscio l’ha riportata a Ciampino con lo jilbab, un abito delle donne islamiche somale che non prevede una copertura integrale. Lei avrebbe confermato.

Dice Repubblica che durante la prigionia Romano avrebbe chiesto dei libri: «Ho chiesto dei libri e mi hanno portato il Corano. Ho cominciato a leggere per curiosità e poi è stato normale: la mia è stata una conversione spontanea». Il Corriere riporta un virgolettato differente: «Ho chiesto dei libri e poi ho chiesto di avere anche il Corano». La Stampa aggiunge dei dettagli, attribuendoli a una dichiarazione di Romano: «Me lo hanno dato su un computer, scollegato a Internet, in due versioni: italiano e arabo. Io ovviamente lo leggevo in italiano ma in questi mesi ho anche imparato qualche parola di arabo. I miei carcerieri, che erano presenti sempre almeno in tre, mi hanno spiegato le loro ragioni e la loro cultura».

In generale Romano avrebbe negato di essere stata costretta alla conversione e di esserci arrivata lentamente. Avrebbe anche raccontato alla psicologa con cui ha avuto un colloquio dopo la liberazione di aver cambiato il suo nome in “Aisha”, e avrebbe spiegato che la cerimonia di conversione «è durata pochi minuti, in cui ho espresso la mia volontà di diventare musulmana. Ho recitato le formule per manifestare la mia convinzione che non c’è Dio all’infuori di Allah. E così mi sento ancora adesso. Io ci credo veramente».

Romano ha anche detto di non essere stata costretta a sposarsi e di non essere incinta, illazione che è circolata per il semplice fatto che nel video del suo arrivo all’aeroporto di Ciampino si teneva una mano sulla pancia: «Non sono incinta, nessuno ha mai approfittato di me. Mi hanno sempre portato rispetto», avrebbe detto. Romano avrebbe anche dichiarato di essere sempre stata convinta che il suo «fosse un sequestro a scopo di estorsione» anche se non avrebbe mai sentito parlare di riscatto o di una trattativa.

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Fonte: IlPost