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E’ stato arrestato per mafia l’ex concorrente del Grande Fratello Daniele Santoianni

Daniele Santoianni, tra le 91 persone arrestate nell’inchiesta sui clan dell’Arenella e dell’Acquasanta. «Sono vittima della crisi economica». Con il GF aveva conquistato foto sui magazine accanto a Nina Moric o Francesca Cipriani. Il mese scorso la chiamata per un film.

Sarà per il taglio degli occhi, lo sguardo conquistatore, i capelli arruffati al punto giusto, ma Daniele Santoianni alle ragazze che gli correvano dietro nelle discoteche di Milano e negli studi del Grande Fratello sembrava bello come Riccardo Scamarcio.
Un confronto che lusingava e che allo stesso tempo non piaceva al fusto molisano arrivato da Termoli senza mai far cenno dei suoi rapporti con le “famiglie” palermitane dell’Acquasanta impegnate fra pizzo, droga e corse di cavalli, base della scalata verso la Lombardia, leva per mettere le manacce della mafia su imprese e negozi in affanno, come dice la polizia valutaria impegnata all’alba con 500 agenti nella cattura di 91 personaggi.

Daniele Santoianni e il red carpet di Cannes

Dichiarandosi solo vittima della crisi economica e parlando vagamente di un passato come “ex broker per una società fallita”, il giovane protagonista fiero di esser entrato nella Casa del GF s’infuriava quando sentiva sussurrare l’immagine dello “Scamarcio dei poveri”. Affrettandosi a tessere le lodi del vero attore, ma senza negare la voglia di vedere accendere i riflettori sul suo corpo atletico. Si sentiva protagonista. Inseguito da quella nomea di sciupa femmine che s’era ritrovato addosso non appena arrivato a Milano per collaborare come buttafuori tuttofare in una discoteca della movida milanese, a due passi da corso Como. Approdo che lo ha messo in contatto con un mondo parallelo allo spettacolo. Finché il suo palcoscenico l’ha guadagnato. Con il Grande Fratello che gli ha consentito di conquistare foto sui magazine accanto a Nina Moric o Francesca Cipriani. Finché il mese scorso non è arrivata la chiamata attesa con Maria Grazia Cucinotta disposta ad arruolarlo per un film e a fargli assaporare addirittura l’emozione del red carpet di Cannes.

Le sue amicizie segrete

Ce l’aveva quasi fatta questo ragazzo con amicizie segrete nella borgata marinara dei Galatolo e dei fratelli Fontana, i grandi capi finiti dentro per storie che portano lontano, anche al 21 giugno 1989, quando Scamarcio aveva 8 anni. Ma allora lo stesso clan ebbe un ruolo oscuro nel fallito attentato della vicina Addaura per uccidere Giovanni Falcone sugli scogli della sua villa. Ed ebbe anche un pentito, Angelo Fontana, zio di uno dei capi oggi in manette, Gaetano Fontana. Quel giorno un ragazzo di 16 anni, Francesco Paolo Gaeta, tossicodipendente e spacciatore della borgata, vide abbandonare il borsone con la dinamite sugli scogli di casa Falcone. Troppo pericoloso per gli uomini di Totò Riina. «Se lo pigliano, questo ci rovina”. Era una sentenza di morte. Eseguita. Come dovrebbero ben sapere i figli del vecchio Stefano Fontana, il capomafia ormai deceduto che ha lasciato lo scettro del suo “mandamento” a Gaetano, Giovanni e Angelo e anche alla figlia Rita. Tutti finiti in carcere con la madre, Angela Teresi, accusata della gestione della cassa. E con la compagna di Gaetano Fontana fermata non per mafia, Michela Radogna.

L’assalto dei clan

Una storia che lo Scamarcio dei poveri giura di ignorare. Ma ma non deve essersi fatto troppe domande quando ha cominciato a frequentare questi danarosi siciliani così descritti dal gip Piergiorgio Morosini, un ex componete del Csm tornato in trincea a Palermo, preoccupato dall’assalto delle cosche verso il Nord, come scrive nell’ordinanza di arresto: “I clan sono pronti ad approfittare della situazione attuale, sono sempre pronti a dare la caccia ad aziende in stato di necessità. Con la crisi di liquidità di cui soffrono imprenditori e commercianti, i componenti dell’organizzazione mafiosa potrebbero intervenire dando fondo ai loro capitali illecitamente accumulati per praticare l’usura e per poi rilevare beni e aziende con manovre estorsive, in tal modo ulteriormente alterando la libera concorrenza…”.

Gli insospettabili di Milano

Non a caso il blitz ha fatto scattare con gli arresti anche sequestri di società e immobili per 15 milioni di euro. Compresi bar, imprese di imballaggi e manutenzioni nautiche, ditte di distribuzione di caffè, centri di scommesse on line, negozi di frutta verdura e una fabbrica di ghiaccio. Sotto sequestro una dozzina di cavalli spediti a gareggiare negli ippodromi di Siracusa, Torino, Villanova D’Albenga (Savona), Milano e Modena. Con gli animali dopati per vincere le gare. Con i fantini avversari minacciati e convinti a frenare la corsa dei cavalli in maniera che gli uomini dei Fontana andassero all’incasso delle vincite. Una montagna di soldi con tanti “picciotti” arruolati come spalloni per trasportare valigie di banconote a Milano. Fondi investiti in diverse attività commerciali, come la gioielleria “Luxury Hours” sequestrata nei mesi scorsi nei pressi di via Montenapoleone, nel quadrilatero della moda milanese. Molti gl insospettabili come Santoianni. E’ il caso del commercialista milanese Paolo Remo Attilio Cotini. Rapporti passati al setaccio dal Nucleo speciale di Polizia valutaria guidato dal colonnello Saverio Angiulli, sotto il coordinamento del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta. Inchiesta alla quale ha collaborato anche il pm Roberto Tartaglia, prima di transitare in Commissione antimafia e adesso a Dap.

Da sosia a controfigura

Si spengono così le luci della scena per il ragazzo che sognava il cinema, deciso forse a scrollarsi di dosso le vecchie amicizie, preferendo alimentare gossip e curiosità attorno a sé: “Sciupafemmine? Per ora sto benissimo da solo. Ho solo avuto una vecchia storia durata quattro anni, ma finita perché lei si era trasferita a Roma…”. E poi, sornione, ecco la donna più adorata. Ovviamente, la mamma. E non solo: “La persona più importante resta Katia, mia sorella”. Un modo per dire che resta posto per altre. Ma non per persone “invadenti, superbe e maleducate”, ripeteva scrutando le sue compagne d’avventura nella Casa. Pronto a litigare con chi lo indicava come sosia di Scamarcio. Ma, stando all’accusa, senza rinunciare all’insidiosa particina di controfigura offerta da Cosa nostra.

Fonte: Corriere 

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